Skyscraper Recensione

Titolo originale: Skyscraper

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Skyscraper: recensione del disaster movie con Dwayne 'The Rock' Johnson

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Skyscraper: recensione del disaster movie con Dwayne 'The Rock' Johnson

Dwayne Johnson è il Gigante Buono di cui abbiamo bisogno in questo Nuovo Medioevo che stiamo attraversando.
Dwayne Johnson è l'eroe dal fisico straordinario e dai sentimenti ordinari (nel senso di normali, comuni, diffusi, umani), che a situazioni straordinarie reagisce con la necessaria prontezza, e facendo di ciò che è ordinario - come i suoi sentimenti, appunto, o del nastro adesivo - qualcosa di adeguato alla situazione.
Dwayne Johnson è il perfetto antidoto alla falsa sofisticazione dei nostri tempi, agli eccessi della tecnologia, della finanza e della criminalità, così come a quelli delle ideologie (o di quello in cui le ideologie si sono trasformate), o del genere action.
Dwayne Johnson è quel personaggio che, se il super-avveniristico grattacielo più alto del mondo costruito a Hong Kong da un magnate cinese, di cui doveva effettuare i controlli di sicurezza, viene incendiato da un gruppo di folli terroristi dalle mire oscure, fa l'impossibile e oltre per salvare la sua famiglia rimasta bloccata, prima che per risolvere la situazione in generale o per doveri professionali. E lo fa con il nastro adesivo, con un'ascia antincendio, con quello che trova per strada, prima che con le eventuali pistole.
Dwayne Johnson è quello che c'insegna, o ci ricorda, che per risolvere i problemi basta ricordarsi di una regola fondamentale: spegni e riaccendi, e vedrai che quasi sempre tutto si sarà risolto.
Dwayne Johnson è l'uomo che è capace di reagire e ripartire, e che è fermamente convinto a ogni stop deve corrispondere una ripartenza: ha perso una gamba nel corso di una missione dell'FBI andata male, ma così ha conosciuto la moglie e avuto i suoi figli; viene messo in una posizione impossibile dai terroristi, e risponde facendo l'impossibile con le risorse che ha. E vince.
Spegni e riaccendi (o ricostrusci, per citare il riccone Zhao), e nastro adesivo: più lo-fi e no frills di così si muore.
Appunto

Se L'inferno di cristallo era perfetto per gli anni Settanta, e Die Hard - Trappola di cristallo per gli Ottanta, Skyscraper è il catastrofico d'azione perfetto per i nostri tempi, come e più di San Andreas, citato implicitamente nel finale. Con buona pace di chi continua a fare paragoni inutili, buoni sono per far finta di darsi un tono cinefilo e uno spessore che non si possiede.
È un film che, grazie al cielo, ci risparmia ogni possibile pistolotto moralista sulla hybris del miliardario che vuole arrivare fino al cielo col suo grattacielo ("Benvenuto in Paradiso," dice a Johnson nella Perla lassù, al 220° piano); che che si prende lo sfizio di citare implicitamente la galleria degli specchi di La signora di Shanghai, ma con un'umiltà e una leggerezza che fa quasi tenerezza; .
Un film che il coraggio sfacciato di dirci - senza mai puntare il dito o salire in cattedra, per carità! - che, anche di fronte alle catastrofi più terribili, quello che si deve fare è rimboccarsi le maniche, contenere i danni e poi, appunto, ricostruire. Nel nome di quei sentimenti basilari che sono le vere fondamenta della nostra società, o lo dovrebbero essere: gli affetti; l'onestà; l'impegno; un senso del dovere che non acceca, ma stimola.

Se riesce a fare tutto questo, lo è grazie alla sua sfacciataggine da blockbuster, alle esagerazioni implausibili, eppure in qualche modo contenute rispetto a quello che accade in molti altri kolossal spettacolari hollywoodiani. Di più: nel grattacielo sono sintetizzate le radici del genere (sì, L'inferno di cristallo e Die Hard), portate al parossimo (l'altezza sconsiderata), e demolite per un nuovo punto a capo, per un nuovo punto di partenza.
Anche in questo Skyscraper porta addosso, indelebile, in marchio di The Rock, e riesce quindi anche in quel suo straordinario numero d'equilibrismo che gli permette di conciliare nel suo corpo, nel suo modo di essere, nei film che interpreta, quello che è straordinario e quello che è ordinario. Raccontando così al mondo, e agli spettatori, che straordinari possono esserlo tutti. E che anche il cinema d'azione può (tornare a essere) ordinario, pur superando i suoi limiti, per raggiungere la straordinarietà.
E se il grattacielo di Skyscraper è anche simbolo di quell'aspirazione al cielo connaturata all'essere umano (ricordata esplicitamente nelle prime battute del film), Johnson e il suo personaggio sono quello di ciò che troppo spesso, oggi, viene dimenticato e trascurato: la spinta a essere persone migliori, capaci di affrontare e superare le difficoltà senza vittimismi, e vogliose di costruire, o ricostruire, un futuro anche lui migliore.

Skyscraper
Il Nuovo Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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